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Voglio sperare.
Voglio mollare.
Voglio spaccare tutto in un milione di piccoli pezzi.


Voglio leggere dell’esistenza d’un Dio fannullone che recita un monologo pieno di brutte parole, raccontando d’interminabili bagordi e altre mille indicibili puttanate.

Voglio sparare in testa a tutte le maledette verità assolute.
Voglio far scoppiare le menti di coloro che, credendo di poter esser più felici, continuano a tenere il cuore sempre ben imbavagliato.


Voglio digiunare pensando di poter mangiare ciò che più mi piace.
Voglio scendere giù, nello scantinato dell’inferno, dove ogni parola detta con secondi fini, brucia e si disintegra nello stesso, preciso istante in cui viene proferita.


Voglio vedere la fine voltare d’improvviso la sua marcia per andare, dura e senza timori, a scontrarsi brutalmente con l’inizio.

Voglio scegliere di non esistere e così, svanendo nel nulla, potrei iniziare, forse, a vivere sul serio.


Voglio tutto questo e anche di più.
Voglio solo ciò che per me non ha alcun senso.


Voglio, sì.
Anche se poi, alla fine, nulla, forse, è così importante.

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